Oltre l’ombra di Daguerre
Anatomia di una rivoluzione visiva: come la pittura dell’Ottocento ha riscoperto l’invisibile prescindendo dal mito della concorrenza fotografica. Esiste una vulgata storiografica, tanto seducente quanto superficiale, che ama ridurre la grande parabola dell’arte moderna a una sequenza di causa ed effetto di natura quasi bellica. In questo racconto semplificato, la pittura avrebbe regnato incontrastata per secoli sul dominio della rappresentazione reale, fino a quando, nel 1839, l’irruzione del dagherrotipo non le avrebbe sottratto il monopolio della mimesi. Messa al muro dalla precisione meccanica della nuova invenzione, l’arte della tela e del pennello sarebbe stata costretta a una ritirata strategica, abbandonando il terreno della descrizione oggettiva per rifugiarsi nei territori impervi dell’astrazione, del simbolo e della deformazione emotiva. La pittura, insomma, si sarebbe fatta moderna per mera legittima difesa, fuggendo da un concorrente imbattibile sul piano dell'esatte...




