L’ABISSO DEL MALE E LA TRACCIA
Dalla frattura della teodicea al silenzio della croce, il male come potenza reale e il lutto ineliminabile nelle sculture dell’assenza di Doris Salcedo C’è un momento preciso nella storia del pensiero occidentale in cui la ragione smette di offrire consolazioni e si trova costretta a guardare direttamente dentro l’abisso. È il momento in cui il male cessa di essere un concetto astratto, un capitolo di un manuale di teologia o un semplice accidente del percorso storico, per rivelarsi nella sua sostanza più autentica e lacerante: una ferita aperta, viva, bruciante, che oppone un blocco irriducibile a qualunque tentativo di conciliazione. La modernità si è a lungo illusa di poter addomesticare questo enigma, incanalandolo nelle logiche rassicuranti del progresso, della tecnica o del calcolo dialettico. Eppure, il male resta lì, opaco e sovrabbondante, ad attendere al varco ogni pretesa di sistema. Per comprendere la gravità di questa presenza, occorre liberarsi dalla comoda definizio...




